“Così come negli anni '50 Birolli, Aimone ed altri elaborarono una propria lettura dell'informale «classico» in chiave naturalista, oggi Rota Candiani sviluppa nella sua pittura elementi di astrattismo di matrice tipicamente paesaggistica, che si ripercuote in modo evidente anche nelle nature morte. Sinergie tra movimento e colore: questo è il «know-how» che Rota Candiani applica al proprio operare, coniugandolo volta per volta ad una sensibilità estremamente naturale, quasi ecologica. Il risultato di questa «tensione» Forma-Colore è quello di un work in progress che consente al fruitore una lettura per livelli e personalizzata dell'opera: un'opera aperta. Ma non è questa la sola qualità di questo artista, o meglio non è una qualità innata o estemporanea: è invece il dono di una coerenza formale e contenutistica che sa conservare se stessa senza cristallizzarsi.”
04 · Critica
Hanno scritto
Estratti di testi critici dedicati all'opera del pittore, raccolti in cataloghi e monografie.
“È dal Romanticismo che la montagna influenza la pittura, il pensiero e la poesia. Primo pittore di vette, di natura e di sogno fu Kaspar David Friedrich. La Lombardia idealista dell'Ottocento trovò in questo tema non solo una citazione ma un percorso di scoperta delle sue radici antiche, il prealpino alternato al padano. Segantini aprì la strada verso i ghiacciai per dividere la luce dei suoi quadri e i colori della sua materia… Ed ora scendono i pittori da quella montagna. Sanno per sapere arcano l'espressività, conoscono la grinta del segno e la spessa pazienza dei colori. Sono alpini e tenaci, e domesticamente ironici fino al grottesco.”
“Franco Rota Candiani ri-immette sembianti figurali nella compagine generale, costituita dalla summa dissociata e frenetica dei gesti-segno. Si tratta di un passaggio complesso, che mantiene da una parte in vita l'elemento allucinatorio di tipo vanghoghiano, e parimenti dall'altra accetta la configurazione strettamente tissurale di tipo cézanniano, ma acquisendo in più la lezione pollockiana. La pittura di Franco Rota Candiani va dunque vista in una condizione post-moderna in cui l'Io, fragilmente, abbandona l'universo cosale per ricercare un approdo a livello lontano, fors'anche cosmico, in un'idea di iper-spazio e di iper-tempo.”
“Il lavoro di Franco Rota Candiani, negli ultimi decenni, si richiama, all'interno dell'ormai storicizzata area segnica e gestuale, a un «fare» impetuoso ed istintivo in cui la mobilità del pensiero si riflette in una gestualità che non ha mai preteso di essere travolgente, ma se mai capace di fare affiorare le stigmate di un pensiero che è anche corporeo. Le tele di Rota Candiani nascono dalla volontà di afferrare forme istantanee, viste nei loro vortici fugaci, ma pronte a sciogliersi nella vita, dove il silenzio vibra, e le vibrazioni, nella luce accecante del fondo bianco, assumono un ritmo convulso.”
“Non aveva ancora compiuto otto anni quando il padre Gian Giacomo, gentiluomo pavese che il destino aveva radicato in Valtellina, lo portava a spasso col pittore Carini di Caspoggio. Prima ancora di imparare a scrivere FRC aveva dimestichezza con cavalletti, tele e colori. La missione felice di FRC è stata ed è quella di trasferire l'anima della montagna sulla tela, di farci capire che la montagna è poesia e che le nostre Alpi sono le regine di tutte le montagne. Franco Rota Candiani è il pittore delle Alpi. Le conosce. Le ha capite. Ce le ha trasmesse.”